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L’intolleranza al glucosio o intolleranza glucidica è un fenomeno che riguarda una vasta area della popolazione, soprattutto a causa dello stress. E dello stile di risposta allo stress. Lo stress costante infatti sollecita la produzione di cortisolo. Il cortisolo è un ormone controregolatore dell’insulina (“frena” l’efficacia dell’insulina). La resistenza all’insulina viene parzialmente compensata da un aumento dell’attività del pancreas che si mette a produrre più insulina: iperinsulinismo (all'inizio questi soggetti possono mangiare di tutto senza ingrassare, ma poi il primo indicatore dell’eccesso di presenza di questo ormone in circolo è l’aumento del “giro-vita”). Comunque il meccanismo con il quale agisce l’iperinsulinismo è tale da creare situazioni di ipoglicemie transitorie. Io le descrivo nel mio libro “Frammentare l’iceberg”. Si tratta di quelle situazioni in cui l’organismo resta –temporaneamente - privo di zuccheri. Ed il primo organo che ne risente è il cervello, che non può stare senza zuccheri. Si evidenziano sintomi neuroglicopenici (Cap. 11.2). Fenomeno che io noto in alcune tipologie di epilessie (sintomi autosomici- Cap. 11.3) e nei disturbi del comportamento nell’autismo. Il pancreas, aumentando la sua produzione d’insulina, alla fine riesce a far diventare efficace l’insulina, ma la conseguenza è che lo zucchero entra rapidamente nell’organismo, determinando poco dopo un’ipoglicemia secondaria. Cioè – di nuovo- uno stato di temporanea carenza di zuccheri. Quest’ormone, in un primo tempo, aumentando di produzione, è comunque efficace e riesce a contenere le iperglicemie, situazione che può essere tale da non sfociare in un diabete conclamato, ma in una condizione che si colloca a metà strada tra la normalità e il diabete vero e proprio (sindrome metabolica).


L’intolleranza glucidica è perciò un meccanismo che sollecita il pancreas a produrre più insulina (insulinoresistenza: come se l’ormone insulina fosse “resistente” e non riuscisse ad essere mai sufficiente per far entrare il glucosio nelle cellule)  e questo aumento, con il passare del tempo, si evidenzia nelle analisi come un vero e proprio iperinsulinismo, (ad esempio io negli autistici adulti l’ho osservato, ma so anche che essi tendono a sottovalutarlo, mentre avrebbe un significato ben preciso). L’iperinsulinismo si inquadra in quella che viene più propriamente definita sindrome metabolica (pre-diabete). L’intolleranza al glucosio infatti non determina un’iperglicemia evidente, come si rileva nel diabete, ma può diventare – a lungo andare- un fattore di  rischio di diabete.

Questo continuo sollecitare il pancreas inoltre rischia di esaurire l’organo pancreas e, permanendo la condizione di stress, si continua a mantenere anche il cortisolo sempre alto, fenomeno che può sfociare in sintomi di ipercortisolemia (che si paragonano alla sindrome di Cushing), indebolendo le capacità di secernere l’ormone (esaurimento funzionale) in alcuni soggetti. 

Per combattere l’ intolleranza glucidica, occorre seguire una dieta senza l’uso di zuccheri semplici (saccarosio, dolci, caramelle, alcolici) e che privilegi i carboidrati integrali, ricchi di fibre, che contrastino in parte i picchi di glicemia. Ma non basta. Occorre seguire una dieta che controlli il Carico Glicemico Complessivo del pasto. Di ogni pasto (Cap. 18.4). Per cui nell’autismo in particolare, ma in ogni condizione di iperattività neurologica come l’ADHD o nelle disfunzioni dell’enzima MTHFR, o del VDR, io consiglio di partire con una colazione salata, dove si assicuri un buon pasto con carboidrati a lunga durata e con grassi che migliorino la durata degli zuccheri nel sangue: pane casereccio integrale (meglio se tostato per abbattere i lieviti) e uovo (MAI sodo in questi soggetti perché potrebbe aumentare l’attività dei corticosteroidi), oppure pane e prosciutto, o anche pane e gomasio, oppure con una salsina di avocado, sale e limone, oppure un dolce fatto in casa con grassi sani ma con lo sciroppo d’agave (che abbassa l’indice glicemico del dolce), magari accompagnato ad un buon caffè di cicoria (disintossicante, depurativo e riducente il carico glicemico). In questi soggetti infatti va frenato l’asse dello stress e quindi non sono consigliabili tutti gli eccitanti come il caffè, il the, il cioccolato. Un ottimo coadiuvante sia per l'equilibrio della glicemia, che per il Sistema Gastro Enterico è la radice di zenzero grattugiata sugli alimenti.  

Se la glicemia è corretta, basta verificarla due volte all’ anno. Se invece i valori della glicemia sono off-limits è necessario tenerla sotto controllo ripetendo l’ esame dell’ emoglobina glicata ad un mese dalla dieta e poi ogni tre mesi, per verificare che i valori della glicemia siano tenuti costantemente in equilibrio.

tratto dal libro di Letizia Bernardi Cavalieri: "Frammentare l'iceberg. Counseling naturopatico bionutrizionale." Ed Armando