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Bioterapia Nutrizionale nell’autismo

 

L’autismo è una disregolazione del sistema immunitario. Una reazione dell’organismo. Spesso trova il suo innesco in un aplotipo comune, spesso ha le sue radici in alcune mutazioni genetiche che di volta in volta hanno fatto sperare di aver trovato ‘i geni dell’autismo’.  Ma molto spesso si tratta esclusivamente di alcuni polimorfismi che fanno sostenere ad alcuni che l’autismo altro non è che un nuovo modo di essere al mondo. Tant’è che le percentuali delle persone dichiarate appartenenti allo Spettro dei Disturbi Autistici (DSA) aumentano di giorno in giorno. Il dato che le accomuna è una serie di disregolazioni percettive ed emotive che si inquadrano in una triade di disturbi (deficit nell’interazione sociale, nello stile comunicativo, comportamenti stereotipati) che quando coesistono fanno inquadrare il soggetto nella diagnosi.

La scienza ha dimostrato che l’ABA (Applied Behavior Analysis) è una tecnica che è in grado di guidare e coordinare gli insegnamenti-apprendimenti di queste persone. Quello che è più difficile dimostrare è come lenire tutta una serie di corollari di disturbi spesso legati alla condizione autistica.

 La gran parte degli autistici mostra disturbi gastro-intestinali. Dalla stipsi alla diarrea, alla flautolenza, alla candida, all’aerofagia, al dolore addominale molto acuto, alle reazioni comportamentali esasperate….

 E questo ha fatto centrare l’attenzione degli studiosi sul microbioma. Sul sistema dei batteri patrimonio genetico delle persone con autismo. Assegnando tutte le responsabilità alla candida che, colonizzando un intestino infiammato, altera tutti gli enzimi. Dove sia il bandolo della matassa non è consentito saperlo esattamente. È un microbioma determinato geneticamente che connota un microbiota (i batteri dell’intestino e altro) alterato? O è un’infiammazione intestinale (come la colonizzazione da parte della candida) che altera i microbi che popolano quell’intestino? Gli enzimi sui villi scompaiono a causa di quell’infiammazione o sono già carenti per via dei polimorfismi consentendo quindi la colonizzazione da parte della candida? Servono o non servono gli integratori a quel soggetto? Sono da proporre enzimi e probiotici? Quali?

 Occorre sempre osservare attentamente il soggetto prima di prendere delle decisioni sulle proposte nutrizionali da formulare per lui. Quali sono i suoi problemi, quale quadro si delinea osservando sia i suoi sintomi, sia le appetenze, perché spesso quelle appetenze o selettività alimentari sono già indicatori di COSA non funziona. Un bambino che mangia tutto in bianco ci dice che il suo organismo non metabolizza alcuni nutrienti e manca sicuramente di un set di enzimi, un altro bambino che mangia soltanto pane, pasta, pizza, patatine ci dice che sta coltivando la candida e ne è schiavo. Un bambino che mangia tutto liquido ci dice che il suo organismo non riesce a sminuzzare e ridurre i nutrienti e tanto meno a metabolizzarli. È vero, spesso è il microbiota che è in panne, ma spesso disintossicare e ri-colonizzare quell’intestino di batteri buoni non è sufficiente e molto spesso il problema si ripresenta.

 

Allora cosa dobbiamo fare? Dobbiamo capire anzitutto i metabolismi del singolo e adeguare le proposte nutrizionali a quel soggetto. Se si tratta di un problema di candida albicans ce lo dice la sua storia disfunzionale: diarrea o stipsi o feci mal digerite o camicia intorno alle feci. Sono tutti indicatori del livello di malnutrizione che quel bambino (o quell’adulto) ha e di cosa bisogna fare per lui. Anche i disturbi del comportamento hanno un iter. Spesso alla base di quegli episodi ci sono disregolazioni percettive, sensazioni forti come grandi dolori addominali o forti pruriti dovuti a difficoltà di detossicazione da parte dell’organismo, situazioni che portano il soggetto a grattarsi fino al sangue o ad accusare mal di testa epatici senza riuscire a decodificare l’origine esatta dei suoi disturbi.

Ma anche le disregolazioni percettive hanno cause fisiologiche. E l’alimentazione può fare molto per disintossicare quell’organismo. Come può contribuire a sedare i sistemi scegliendo, come spiego nel mio libro “Frammentare l’iceberg”, alimenti antinfiammatori o alimenti sedativi per facilitare il rilassamento e il riposo notturno. E soprattutto a controllare l’equilibrio glicemico complessivo dei diversi pasti in modo che quell’organismo non vada mai in ipoglicemie secondarie che notoriamente alterano i sistemi con tutta una serie di sintomi neuroglicopenici (meltdown).

 È il soggetto che ci indica la strada da seguire. Se si tratta di candida ben venga una dieta senza carboidrati specifici, ma una volta ristabiliti gli ecosistemi bisogna pur pensare al set degli enzimi che potrebbero essere geneticamente carenti a causa dei polimorfismi ed integrarli. Anche per tutta la vita, se non si riescono a regolarizzare. Ci sono nutrienti che sono statisticamente efficaci nell’autismo proprio a causa di quei polimorfismi e molto spesso sono l’acido folico e la B12, o la vitamina D. Così come la ri-colonizzazione del colon. O la detossicazione dai metalli pesanti. Attraverso una costante e lenta chelazione naturale. Anzitutto facendo lavorare il fegato. Poi offrendo nutrienti ad hoc che riforniscano quei sistemi di glutatione naturale.

Se si tratta di un innesco autoimmune bisogna pur sedare il sistema immunitario eliminando tutti gli alimenti ritenuti “irritanti” per quel sistema, come hanno spesso verificato empiricamente gli stessi genitori dei bambini autistici togliendo -con evidente beneficio- sia i latticini che il glutine. Ma non basta. Ci sono alimenti ritenuti innocui, che io descrivo nel mio libro, che invece sono neuro-irritanti.

 Se si tratta di polimorfismi testabili clinicamente, gli enzimi “zoppicanti” vanno comunque integrati sia con la scelta di una dieta enzimatica, che con integratori ad hoc, centrata su quei dismetabolismi. E quello che più preme, ai genitori dei più piccoli, è l’urgente bisogno di riposo notturno, proponendo un’alimentazione che, sedando i sistemi, faciliti il sonno e il riposo. Inutile cercare scorciatoie. È quel singolo individuo che, con le sue problematiche e i suoi comportamenti disfunzionali, ci indica la strada da seguire. E diventa una dieta facile da seguire se si condivide in famiglia, considerato che molto spesso i genitori dei bambini autistici condividono gli stessi problemi fisiologici.

 La difficoltà maggiore i genitori la incontrano proprio nel cercare di superare le selettività alimentari dei figli, che sono ormai condizionati, in qualche modo orientati, in modo assolutamente fisso,  sul tipo di dieta che secondo le loro esperienze percettive sono quelle che producono loro minori malesseri. Ma anche su questo tema, come tanti apprendimenti nuovi, sempre difficili nell’autismo, esistono delle tecniche cognitivo comportamentali che facilitano la soluzione di questo aspetto del problema. Basta affidarsi ad un esperto.