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STILE DI VITA PER LA PREVENZIONE DELLE DEMENZE SENILI

 

Spesso si sente dire, con molta leggerezza, che la dieta serve soltanto a chi sta male, senza riflettere sul fatto che ogni giorno noi “costruiamo” il nostro corpo con “i mattoni” che decidiamo di utilizzare. Dieta significa soltanto stile nutrizionale. Quello che scegliamo di mangiare produce effetti su tutto l’organismo. Non è sufficiente pensare di nutrire il cervello con gli antiossidanti, le vitamine, le erbe, gli integratori, per prevenire la degenerazione del Sistema Nervoso. È altrettanto importante seguire alcune regole nella composizione dei pasti che assicurino corretti metabolismi.

I diversi fattori che incidono sul metabolismo del Sistema Nervoso sono:

  •  la regolazione della glicemia, che assicuri un apporto costante di glucosio alle cellule nervose;
  •  un’azione di sostegno epatico, ma anche di leggero stimolo epatico, che favorisca la sintesi ed il metabolismo dei neuromodulatori;
  •  la tutela della  funzione eliminatoria renale attraverso un corretto drenaggio renale;
  •   un adeguato apporto di elettroliti, indispensabili alla corretta trasmissione neurologica;
  •   l'adozione di grassi “sani”, utili alla  salvaguardia della guaina mielinica;
  •  un corretto transito intestinale per evitare la stipsi, in modo da contrastare l’eventuale riassorbimento intestinale di neuro-tossine;
  •  il rifornimento di tutti i nutrienti indispensabili al corretto funzionamento della cellula nervosa attraverso la scelta di alcuni nutrienti specifici;
  •  la tutela della microcircolazione cerebrale con la scelta di alimenti mirati.

 

Fatte salve queste piccole -ma importantissime- regole da seguire nella composizione dei pasti, nell’associazione tra i diversi nutrienti, poi ci occupiamo della scelta degli alimenti indispensabili al corretto funzionamento della cellula nervosa[1].

Le carenze nutrizionali che gli studi hanno dimostrato essere presenti nella dieta delle persone che vanno verso il declino cognitivo sono:

-    alimenti che contengono folati e vitamine B6B12 coinvolti nel metabolismo dei folati[2],  metabolismo regolato dal gene MTHFR;

-       grassi omega-3 [3];

-       Selenio[4];

-       vitamina E [5];

-       Zinco [6];

-       curcuma [7].

Anche altri fattori influenzano notevolmente il declino cognitivo.

-       Un recentissimo studio[8] condotto da Ansari e collaboratori, presso il Dipartimento di Neurologia, Temple University School of Medicine, Philadelphia, ha confermato che il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer è fortemente legato al livello di omocisteina presente nel sangue. Quindi sarebbe necessario uno screening a tappeto su questo. Una precauzione migliore sarebbe quella di conoscere se si hanno polimorfismi MTHFR che regolano il metabolismo dell'omocisteina.

-       Un altro fattore predisponente è la condizione di stress costante. Sotto uno stress prolungato il corpo produce l'ormone cortisolo surrenale. La ricerca del Prof. Robert Sapolsky della Stanford University[9] (autore del meraviglioso libro: "Perché alle zebre non viene  l'ulcera?"), ha dimostrato che, sebbene il cortisolo sia un potente antinfiammatorio, il cortisolo costantemente elevato può danneggiare il cervello. Nei suoi studi Sapolsky ha rilevato che due settimane di stress indotto sono in grado di elevare i livelli di cortisolo e questo provoca una riduzione della lunghezza dei dendriti, le connessioni tra le cellule cerebrali. D’altronde è inevitabile: lo stress modifica il cervello[10].

 

È necessario quindi conquistare un approccio olistico nel nostro stile nutrizionale, che comprenda le potenziali sinergie tra le sostanze nutritive, le loro associazioni e anche il metodo di cottura degli alimenti, secondo i consigli declinati dalla  Bioterapia Nutrizionale.

 

 

Anzitutto bisogna assicurare un corretto carico glicemico dei pasti. I carboidrati che hanno un'azione calmante sul cervello sono quelli complessi con carico glicemico relativamente moderato (legumi, cereali integrali). L’effetto rilassante è dovuto al fatto che non determinando grosse oscillazioni glicemiche, si ha un minor rilascio degli ormoni dello stress. Hanno invece un’azione eccitante tutti gli zuccheri semplici che determinano fluttuazioni dell’umore collegate a fluttuazioni della glicemia. La persona diventa più o meno irritabile a seconda dell’innalzarsi o abbassarsi del livello glicemico. I grassi hanno quindi un ruolo importante nel moderare l'increzione insulinica. 

I folati sono naturalmente presenti nei cereali integrali biologici, nelle interiora degli animali (soprattutto nelle tanto bistrattate frattaglie), nell’anatra, nel tacchino, negli azuki, nei legumi, nella quinoa e nelle verdure (cavoletti, cavolo verza, carciofi, ecc.) che non abbiano fatto lunghi giri nelle celle frigorifero. Bisogna anche tenere presente che esistono negli stessi vegetali degli inibitori o altri fattori che ne diminuiscono l'assorbimento (questi fattori sono presenti del 20% nei legumi e dell'80% nel succo di arancia) che non li rendono biodisponibili. Un altro fattore nell’´assorbimento dell'acido folico, che avviene principalmente nel digiuno, è influenzato dal pH, che va monitorato. Tutte le verdure a foglie verdi, che non abbiano sostato a lungo nei frigoriferi, apportano acido folico. Ma vanno consumate preferibilmente crude. Soprattutto i cavoli (anche nella forma di crauti preparati in casa), contenendo antocianine, offrono un ottimo aiuto per la concentrazione e la memoria. Inoltre sono ricchi di colina e vitamina K, presidi indispensabili per la salute del nostro cervello.

 

La vitamina B12 è contenuta naturalmente nelle interiora degli animali (fegato di vitellone, fegato d’oca, fegato e cuore di tacchino, fegatini di pollo, fegatini di maiale), ma anche nella carne e nelle uova di coregone, nelle cozze, nel caviale, nel polpo… Oggi ci siamo disabituati all’uso di questi alimenti, impoverendo così notevolmente la nostra alimentazione e l’indispensabile sostegno al nostro cervello.

La nostra dieta è ricca di Omega6, ma noi dovremmo bilanciare con altrettanti Omega3 che si trovano nel pesce, nei crostacei, nelle mandorle e nelle noci, come anche in alcuni olii vegetali come l’olio di semi di lino, l’olio di nocciole e l’olio di colza (estratti a freddo!). Gli Omega-3 hanno un effetto benefico sulla salute delle funzioni cerebrali e su quelle visive; alcune ricerche suggeriscono infatti che questi acidi grassi potrebbero avere un ruolo nella prevenzione della degenerazione maculare, una comune forma di cecità e avere effetti benefici in alcune patologie depressive.

Gli antiossidanti naturali (selenio, vitamina E, zinco), contenuti nella curcuma, nello zenzero, nel burro di cocco, nell’avocado, nelle crucifere (cavolo, broccolo, cavolfiore, rucola, cavoletti di bruxelles), nella frutta a guscio, nei frutti di bosco, nel resveratrolo, offrono un sostegno naturale per prevenire, ma anche per impedire il deterioramento, anche dopo lo sviluppo dell'eventuale patologia degenerativa del Sistema Nervoso. Inoltre i frutti di bosco sono utilissimi nel proteggere la microcircolazione cerebrale. 

I pomodori, soprattutto quelli rossi e maturi contengono licopene e zeaxantina, due sostanze ottime per rallentare le malattie degenerative. Anche l’olio extravergine di oliva è perfetto anche per prevenire le malattie degenerative del Sistema Nervoso. Uno studio portato avanti dall’Università di Firenze, condotto dall’équipe di Grossi, Stefani e Casamenti, ha dimostrato che è un alimento che consente di trattare in modo preventivo i danni neurologici. [11] Le fragole, così come tutti i frutti di bosco (per la presenza di fisetina, un importante antiossidante) aiutano la memoria.

Anche le lenticchie hanno diverse proprietà antiossidanti e soprattutto sono ricche di tiamina, come la carne di tacchino. La tiamina è molto utile per la memoria. La carenza cronica di tiamina provoca invece alterazioni del sistema nervoso, centrale e periferico. Nelle lenticchie inoltre sono presenti anche le vitamine del gruppo B. Ma bisogna tenere presenti che essendo le lenticchie dei legumi contengono anche degli anti-nutrienti come i fitati e per questo motivo è bene sempre metterle a bagno almeno mezza giornata con acqua tiepida e mezzo limone. L’acqua dell’ammollo deve essere gettata.

 Insomma, un po’ di tutto, ma con giudizio. Due carciofi alla giudia o una bella frittura di paranza (soltanto se in olio EVO), accompagnati ad una ricca insalata di enzimi e una macedonia con frutti di bosco riporterebbero in vita pure i morti…


Infine, ma non ultimo, cercate di fare lunghe passeggiate, esercizi di meditazione e yoga, che lo stress si spegne…

 

 

 

 

 



[1] Engelborghs S et Al., Rationale and clinical data supporting nutritional intervention in Alzheimer's disease, 2014 Jan-Feb, Acta Clin Belg. 

 [2] Mitchell ES1 et Al., B vitamin polymorphisms and behavior: Evidence of associations with neurodevelopment, depression, schizophrenia, bipolar disorder and cognitive decline. 2014 Aug 27, Neurosci Biobehav Rev.

 [3] Hjorth E1 et Al.,  Omega-3 fatty acids enhance phagocytosis of Alzheimer's disease-related amyloid-β42 by human microglia and decrease inflammatory markers. 35(4):697-713, 2013,J Alzheimers Dis. 

 [4] Song G et Al.,  Selenomethionine ameliorates cognitive decline, reduces tau hyperphosphorylation, and reverses synaptic deficit in the triple transgenic mouse model of Alzheimer's disease, 2014, J Alzheimers Dis.

 [5] Ulatowski L1 et Al,  Vitamin E is essential for Purkinje neuron integrit, 2014 Feb 28, Neuroscience. 

[6] McCord MCAizenman E, The role of intracellular zinc release in aging, oxidative stress, and Alzheimer's disease, 2014 Apr 17, Front Aging Neurosci. 

 [7] Pu Y1,et Al., Dietary curcumin ameliorates aging-related cerebrovascular dysfunction through the AMPK/uncoupling protein 2 pathway. 2013; Cell Physiol Biochem. 

 [8] Ansari R1 et Al.,  Hyperhomocysteinemia and neurologic disorders: a review. 2014 Oct; J Clin Neurol.

 [9] Sapolsky RM1Plotsky PM, Hypercortisolism and its possible neural bases. 1990 May 1; Biol Psychiatry.

 [10]Chetty S1, et Al., Stress and glucocorticoids promote oligodendrogenesis in the adult hippocampus. 2014 Feb 11, Mol Psychiatry. 

 [11] Grossi C1 et Al.,  Employing Alzheimer disease animal models for translational research: focus on dietary components. 2014; Neurodegener Dis.