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La dieta dimagrante nelle diverse costituzioni.

 

La Bioterapia Nutrizionale, anche quando si proponga semplicemente di attivare un dimagrimento, il recupero della forma fisica, non applica una dieta standard per tutti, ma si rivolge al singolo individuo, alla sua tipologia organica, la individualizza monitorando giorno per giorno quell’organismo, per verificare le modificazioni indotte proprio con la dieta.

Uno dei fondamenti che si adotta in Bioterapia è che il parametro più importante non è perdere peso, è invece molto più importante verificare che il metabolismo si mobiliti. Ed il primo indicatore è costituito dalle misure corporee. Una dieta che modella.

 Non sempre dimagrire infatti corrisponde a perdere peso. Il tessuto adiposo è più leggero di quello muscolare. Ma non solo. Quando si recuperano nutrienti che sono carenti in un determinato individuo si ha un aumento della struttura ossea, del volume ematico, dei globuli rossi. Le cellule diventano più sane, si realizza una complessiva ristrutturazione di quell’organismo, per cui a fronte della riduzione della massa grassa, la massa magra aumenta e si ha un’implementazione generale: l’organismo recupera vitalità, energia, salute.

Questo intervento si definisce meglio come EDUCAZIONE NUTRIZIONALE.

Ogni dieta è perciò individualizzata, si preoccupa anzitutto di fornire un apporto nutrizionale bilanciato che non vada mai al di sotto delle necessità di quello specifico organismo, deve essere calibrata sul funzionamento di quell’individuo e della sua costituzione fisica, in quello specifico momento, garantendo il più equilibrato stimolo metabolico ed assicurando funzioni emuntoriali ottimali.

Un altro elemento di fondamentale importanza in Bioterapia Nutrizionale è cercare sempre di assicurare l’equilibrio glicemico.

Secondo i parametri della dieta bionutrizionale sono assolutamente controindicati i pasti frequenti perché mangiare poco e spesso attiva una serie di enzimi, in particolare la colecistochinina (CCK) o pancreozimina (PZ) che, quando viene attivata troppo spesso, provoca la produzione di prolattina che attiva situazioni potenzialmente patologiche.

Sono invece indicati tre pasti regolari, evitando di saltare i pasti, evitando i lunghi digiuni, perché un calo glicemico si porterebbe dietro, inevitabilmente, un’alterazione del ritmo insulina-glicemia-cortisolo. Con altre ripercussioni patologiche.

 Un altro must della Bioterapia Nutrizionale è evitare pasti troppo complessi, “pasticciati”, che impegnino il metabolismo, rallentandolo. Evitando di mescolare in uno stesso pasto troppi ingredienti diversi.

E ancora un altro cardine è rappresentato dallo stimolo epatico, che è fondamentale per attivare il metabolismo in quanto sollecita il sistema tiroideo (ovviamente tale stimolo va invece ridotto nei casi in cui ci sia in circolo una tossicità sistemica, rilevabile dalle analisi delle urine che noi effettuiamo quotidianamente).

La dieta quindi non può essere generalizzata: deve rispettare le differenze costituzionali che corrispondono all’assetto neuroendocrino della persona. Occorre costruire una dieta capace di dare un apporto nutrizionale che sia bilanciato sulle necessità di quella persona. Ogni costituzione ha sue esigenze nutrizionali precise e quindi noi dobbiamo valutare come funziona quello specifico individuo.

Riuscire ad individuare la costituzione di un soggetto è l’aspetto più difficile dell’intervento. Anzitutto perché essendo ogni organismo costituito dalla funzionalità di tutti gli organi ogni individuo è “portatore” di tutte le cinque tipologie organiche di cui parla la medicina cinese: “legno” (fegato), “fuoco” (cuore), “terra” (pancreas), “metallo” (polmone) e “acqua” (rene).

Il compito del naturopata è comprendere qual è lo stato del momento della costituzione di quell’individuo. Si tratta di valutare la tipologia più evidente nel momento in cui si tratta quel determinato individuo.

Le tre tipologie che più frequentemente alterano il loro equilibrio andando incontro ad aumento ponderale:la pancreatica, la surrenalica, l’epatica.

 Il pancreatico tende a costruire una “ciambella” intorno alla vita e potremmo rappresentarlo con l’immagine di una mela, l’epatico invece tende ad accumulare il grasso esclusivamente sui fianchi, assumendo una morfologia “a pera” mentre il surrenalico si gonfia in alto, sul torace, assumendo una conformazione a “uva”.  Qualche volta anche la tipologia renale si scompensa e tende ad aumentare di peso, ma si tratta più sovente di imbibizione tissutale. Però la costituzione renale difficilmente ingrassa perché è caratterizzata da una figura esile, che tende piuttosto  ad imbibirsi. Non detossica. La costituzione che mantiene più facilmente il suo equilibrio è quella polmonare. Anche se nessuno ha decisamente una costituzione senza “incidenze” dovute ad altri organi. Per questo ogni dieta va personalizzata sulla base della semeiotica (dei sintomi e dei segni che caratterizzano quell’individuo).

 Tratto dal libro:"La dieta su misura" di Letizia Bernardi Cavalieri, ed. Olos