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Ossalati, una dieta su misura

 

Gli ossalati sono presenti in molte piante e frutti che noi mangiamo quotidianamente, in quasi tutti i semi e nella frutta secca. 

Mangiare cibi ricchi di ossalati non è però il modo in cui si realizza un’iperossaluria. 

La presenza di ossalati nelle urine è un disordine metabolico di cui sono note forme familiari infantili da deficit enzimatico (con aumentata produzione endogena di ossalato) e forme secondarie conseguenti a malassorbimento o altre cause. Il corpo crea ossalati da solo, soprattutto quando alcuni enzimi non sono bilanciati nelle loro attività.

Gli ossalati esistono perché ci dovrebbero aiutare a gestire il calcio, ma questa funzione degli ossalati è deficitaria invece quando le nostre cellule hanno un basso contenuto di glutatione e sono esposte ad un maggiore stress ossidativo. La carenza di glutatione determina l'instaurarsi di un'infiammazione del sistema immunitario e la formazione di cristalli associati a dolore. Una volta nelle cellule questi ossalati possono portare a danni ossidativi anche severi: un’ulteriore deplezione del glutatione, l’ infiammazione, l’attivazione del sistema immunitario e il dolore. 

Un circolo vizioso che si perpetua.

Il primo indicatore di iperossaluria  è proprio il dolore.

Il nostro corpo forma sempre ossalati e i nostri batteri intestinali, di routine, convertono le diverse sostanze in ossalati. Ad esempio, la vitamina C è una delle sostanze che normalmente sono convertite in ossalati. Normalmente però gli ossalati non sono pericolosi per l’uomo, dal momento che la nostra flora batterica (oxalobacter formigenes[1]) li metabolizza mediante appositi enzimi e questi vengono eliminati attraverso le feci.

Gli studi clinici confermano che la sovrapproduzione di ossalati sia legata soprattutto a disturbi metabolici importanti[2].

Molto spesso, poi, a causa dell’uso di antibiotici, dello stress cronico e di diete ricche di zuccheri e grassi di cattiva qualità, o anche di polimorfismi che regolano il calcio e l’equilibrio degli zuccheri, l’equilibrio delicato della flora batterica (che è la principale consumatrice di ossalati) talvolta viene meno, e questo rende il sistema intestinale incapace di gestire e di smaltire gli ossalati in modo sicuro ed efficace. 

Oltre agli ossalati che si creano all'interno del nostro corpo, gli ossalati possono giungere al nostro corpo anche dall'esterno, da alcuni alimenti che li contengono. Gli ossalati sono un “veleno” vegetale che si trova naturalmente nelle radici, nelle foglie e negli steli di alcuni dei vegetali. Sono elementi di difesa delle piante che servono per scoraggiare gli insetti dal mangiarle perché feriscono le bocche degli insetti che le mordono. Gli ossalati sono come dei minuscoli frammenti di vetro.

Questi ossalati, se correttamente metabolizzati dalla flora intestinale, lasciano il corpo con il materiale fecale. Ma questo si verifica  se l'intestino è in uno stato di salute. Quindi, normalmente, non vengono assorbiti dal corpo. Il problema inizia quando invece questi ossalati sono assorbiti e ciò di solito accade quando l'intestino è permeabile (quando le giunzioni strette- tight junctions- tra le cellule che rivestono l'intestino sono aperte e lasciano che le molecole passino tra le cellule). 

L’iperossaluria è spesso associata al malassorbimento degli acidi grassi.[3] Un’analisi che può chiarire la situazione è il profilo nutrizionale degli acidi organici: OAT.

Si rintraccia questa problematica di formazione di ossalati anche in coloro che sono carenti di magnesio[4].

La letteratura clinica rintraccia questa problematica di iperossaluria anche in coloro che presentano il polimorfismo VDRFok1[5], coinvolto nell’assorbimento della vitamina D e nell’equilibrio degli zuccheri.

Gli ossalati si possono presentare anche in caso di candida intestinale[6].

É vero però che un apporto considerevole di ossalati, in presenza di questo assorbimento intestinale esorbitante, può innalzare gli ossalati escreti con le urine, anche in assenza di problematiche intestinali. 

Molto spesso, quindi, l'eccesso di ossalati dipende dalla produzione endogena e non dall'alimentazione[7]; ed in particolare gli ossalati contenuti nei cibi vengono assorbiti con modalità soggettive, molto variabili da individuo a individuo.

Quello che fino ad oggi gli studi clinici sono riusciti a scoprire è che una dieta povera di ossalati, in chi ha questa predisposizione, se è associata comunque ad un’assunzione di calcio da normale a elevato (800-1200 mg / giorno per gli adulti) riduce l'escrezione urinaria di ossalati, viceversa una dieta ricca di ossalati e/o a basso contenuto di calcio, aumenta gli ossalati urinari.[8] 

È utile anche una restrizione dell'apporto proteico nella dieta, perchè può contribuire a ridurre l'escrezione urinaria di ossalati; mentre una dieta strettamente vegetariana può portare ad un aumento di ossalati urinari. L'aggiunta di crusca ad una dieta povera di ossalati annulla il suo effetto di ridurre gli ossalati urinari. Invece l'aggiunta di frutta e verdura non comporta un aumento dell'escrezione di ossalati nelle urine. 

Il ruolo di alcuni alimenti chiave:

Sale da cucina: una dieta ricca di sodio aumenta l'escrezione urinaria di calcio e riduce l'escrezione di citrato, inoltre riduce il pH delle urine. Questo favorisce la formazione di calcoli renali di ossalato di calcio. Quindi evitare di salare i cibi mentre cuociono ma salarli soltanto a fine cottura. Cuocerli prima in acqua e aceto e poi ripassarli per una seconda bollitura in acqua bollente nuova.

Carni rosse: un eccesso di proteine (soprattutto di carni rosse) rende acida l'urina, favorendo la precipitazione dell'acido urico e aumentando dunque l'insorgenza di questo tipo di calcoli.

Pesci: anche un uso eccessivo di alimenti ricchi di purine, come alcuni pesci (il tonno, le sardine, le aringhe, le acciughe), i crostacei, le frattaglie può favorire la comparsa di calcoli di acido urico.

Vitamina C: 4 g di vitamina C al giorno possono favorire l'insorgenza di ossalati, ma si tratta comunque di dosi molto elevate non previste in nessun piano di integrazione. Con l'alimentazione si fatica ad arrivare a 500 mg e in genere la supplementazione non va oltre i 1500 mg. Alimenti molto ricchi di vitamina C come i kiwi sono tuttavia sconsigliati.

Alcol: l'alcool aumenta l'escrezione renale di acido urico e di ossalati e di conseguenza è uno dei fattori da tenere sotto controllo in caso di calcolosi.

Inoltre citrato, zinco, magnesio e vitamina A tendono a prevenire la formazione di cristalli di ossalati. Gli ossalati possono ridurre la biodisponibilità dello zinco, portando ad uno squilibrio del rapporto zinco/rame.

Il magnesio citrato è una sostanza chimica che diminuisce l’acidità delle urine e previene la formazione di ossalati[9]. Anche la L- metionina riduce il rischio di formazione degli Ossalati[10].

Alcuni cibi contengono alte concentrazioni di ossalati e per questo andrebbero comunque limitati. Anche se la quantificazione degli acidi ossalici varia considerevolmente, secondo fonti diverse, in uno stesso cibo[11]Su alcuni alimenti almeno, sembrerebbe esserci un consenso comune nel cercare di evitarli nella dieta di una persona che forma un eccesso di ossalati.

Rabarbaro 1235 mg/100 g, bietole 874 mg/100 g, spinaci 1959 mg/100 g, crusca di frumento 457 mg/100 g, mandorle 383 mg/100 g, cioccolato 567 mg/100 g., cacao 400
 mg./100, barbabietole rosse 338 mg./100.

Non bisogna soltanto considerare il valore degli acidi ossalici presenti negli alimenti, ma anche il calcio in essi contenuti. Una dieta povera di calcio aumenta l'assorbimento dell'ossalato acido e quindi permette la formazione di ossalati.

In sintesi ci sono alcuni accorgimenti da tenere presenti per prevenire la formazione di ossalati:

1) Bere molta acqua. Acqua basica e ricca di calcio durante i pasti, povera di calcio tra i pasti. Un modo per basificare l’acqua è bere il succo di limone. Il succo di limone è costituito principalmente da acqua, acido citrico e acido fosforico. Il limone ha il più alto contenuto di citrato rispetto a tutti gli altri agrumi. 

2) Ridurre il quantitativo di  sale nella dieta e comunque inserirlo negli alimenti soltanto DOPO la cottura. 

3) Evitare un eccessivo consumo di proteine

4)   Non utilizzare minestroni, passati, acqua di bollitura delle verdure.

5)   Aumentare l'apporto alimentare di magnesio e di vitamina B6: ne sono ricchi orzo, mais, grano saraceno, soia, riso integrale, banane, fagioli e patate.

6)   Non assumere supplementi di vitamina C.

7)   Alcuni batteri, come i bifidobatteri associati al Lactobacillus acidophilus [11], possono ridurre i livelli di ossalati nell’intestino, trasformandoli in molecole meno irritanti. Quattro promettenti ceppi batterici (Lactobacillus plantarum PBS067, Lactobacillus acidophilus LA-14, Bifidobacterium breve PBS077, Bifidobacterium longum PBS078) sono stati identificati come strumenti innovativi biologici per la prevenzione e il trattamento terapeutico di iperossaluria e gli eventi infiammatori associati all'accumulo Ossalati.

8)    La vitamina B6 (piridossina) è un cofattore necessario all’attività degli enzimi che contribuiscono a prevenire la formazione di ossalati; carenze di questa vitamina alterano i circuiti biochimici dello zolfo, coinvolti nella formazione degli ossalati.

9)    In alcuni casi specifici (ad esempio in forme recidivanti o in alcune forme genetiche) sono utili anche integratori a base di magnesio-citrato, che riducono la saturazione delle sostanze presenti nelle urine o l’assorbimento di ossalati. 

10) Proporre alimenti capaci di incrementare il glutatione, come l’avocado.

 

Questo l’elenco degli alimenti :

http://www.lowoxalate.info/food_lists/alph_oxstat_chart.pdf

 

Alimenti da evitare

  • amaranto;
  • anacardi;
  • arachidi;
  • arance;
  • bacche di sambuco;
  • barbabietole;
  • bietole;
  • broccoli (al vapore o crudi);
  • cachi;
  • cardi;
  • carote (al vapore);
  • cannella;
  • cavolo;
  • crusca;
  • curcuma;
  • dadi da cucina;
  • fitolacca;
  • fagioli;
  • farine di grani integrali;
  • fichi freschi e secchi;
  • frutta secca (nocciole, noci pecan, arachidi, pistacchi, mandorle. Tutta, escluso il lino) . 
  • germe di grano;
  • germogli di soia;
  • grano saraceno;
  • Kamut;
  • Kiwi;
  • lampone rosso o nero;
  • legumi;
  • melanzane;
  • olive;
  • olio di sesamo;
  • patate dolci gialle;
  • polvere di carruba;
  • prezzemolo;
  • porro;
  • pepe nero;
  • rapa bianca;
  • ribes rosso;
  • sedano;
  • rabarbaro;
  • spinaci;
  • soia;
  • stevia;
  • tahin;
  • tempeh;
  • uva spina verde;
  • verdure a foglia verde scuro;
  • mais;
  • prodotti di soia (tofu, farina di soia, latte di soia, noci di soia, yogurt di soia);
  • tè nero;
  • caffè;
  • Le sardine contengono delle grandi quantità di ossalati e bisogna evitare questo pesce per prevenire i calcoli.

 

Come si vede dagli elenchi circolanti alcuni alimenti contengono ossalati ma sono consigliati (in dosi moderate) per contrastarne proprio la creazione, perché apportano magnesio e B6.

Ridurre gli ossalati in quinoa, miglio, amaranto e grano saraceno d’altronde è piuttosto semplice: basta metterli in ammollo con acqua e aceto di mele non pastorizzato o acqua e succo di mezzo limone e poi cuocerli bene. 

Questo vale anche per le verdure con molti ossalati. Procedendo sempre alla doppia cottura. 

Alimenti che si possono mangiare:

Verdure
:

  • aceto;
  • acido tartarico;
  • ananas;
  • anguria;
  • broccolo bollito;
  • carni;
  • castagne;
  • cavolfiore bollito;
  • cavolo rapa;
  • cavolo bianco bollito;
  • cetrioli;
  • cipolla;
  • cicoria;
  • ciliegie;
  • carciofi;
  • cocco;
  • crescione;
  • erba cipollina;
  • fagioli cannellini;
  • ghee;
  • lattuga;
  • limoni;
  • mango;
  • mele;
  • melone;
  • miele;
  • molluschi;
  • peperoni;
  • pollame;
  • portulaca;
  • prugne;
  • ravanelli;
  • tarassaco;
  • uva;
  • zenzero;
  • zucchini;
  • zucca.

 

Carni



  • carne di pollo;
  • uova;
  • agnello;
  • tacchino;
  • carne di maiale.

 

Pesce

Tutto, tranne il tonno, le sardine, le alici, le acciughe.

 

Frutta

  • albicocche
  • avocado
  • anguria;
  • cantalupo;
  • ciliegie fresche;
  • mango;
  • papaia;
  • uva;
  • mela sbucciata;
  • prugna;
  • castagne;
  • uva verde;
  • pompelmo;
  • limoni;
  • succo di mirtillo.

 

Aromi

Ci sono molti aromi che si possono aggiungere ai piatti: zenzero,
 curcuma, basilico,
 peperoncino,
 coriandolo, salvia,  paprica, cumino.

 

Se tutte le precauzioni adottate non riescono a prevenire il problema della formazione non resta che una borsa dell’acqua calda da mettere sull’addome, bere l’acqua di cipolla e una tisana che in BTN si adotta in caso di calcolosi, facendo bollire insieme per sette minuti cinque spicchi d’aglio “vestiti” e tre limoni interi, con la buccia e ben lavati in mezzo litro d’acqua.

Per chi fosse intollerante ai solfiti invece si consiglia una tisana a base di: betulla, gramigna, verga d’oro, ononide spinosa, liquirizia e sempre un limone intero bel lavato. Lasciar bollire il limone, insieme alle radici, 4-5 minuti, poi spegnere il fuoco e lasciare in infusione per altri 15 minuti. Sorseggiare durante il giorno.